giovedì 22 agosto 2013

scusa ma… mi si sono ristretti i ragazzi

li FILMI INVEDIBILI presenta:



Titolo: Scusa ma… mi si sono ristretti i ragazzi
Regista: Fefè Moccio
Durata: ‘78
Genere: teen-movie risparmiabile
Produzione: Italia / Stati Uniti
Cast: Cocca Quattrocchi, Bono Braccioni, Cicci Cambusi, Bubi Bottarga
Casa di Produzione: Babi Productions

Sinossi e nota critica: Dopo aver documentato con fastidiosa dovizia di particolari i pruriti sessuali dei pariolini versione 2.0, Fefè Moccio decide finalmente di compiere il grande salto confrontandosi con un celebre classico del cinema hollywoodiano, quel Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi che tanto ha influenzato il David Lynch di Mulholland Drive, nel momento in cui si è trattato di riporre terrificanti barboni in scatolette davvero piccolissime.
In questo nuovo episodio, Poppi -un’insopportabile matricola universitaria alle prese con una laurea in chimica da conseguire con il minor sforzo possibile- tenta di sedurre chiunque capiti nelle sue vicinanze. La protagonista (interpretata da una commovente Cocca Quattrocchi) è infatti ancora illibata e, per questo motivo, vittima di ripetuti atti di bullismo promossi dalle sue migliori amiche: Sissi (altolocata battona con una prevedibile erre moscia) e Totti (borgatara, donna del popolo dalla battuta sempre pronta ma, non per questo, meno zoccola dell’altra).
Le avance condotte da Poppi riflettono tutta l’incertezza di una diciottenne interpretata da un’attrice che di anni ne avrà almeno trentadue e portano, inesorabilmente, alla stessa -patetica- conclusione: l’improvvisa perdita di propulsione erettile da parte dei poveri bersagli scelti dalla ragazza.
Ma quando Poppi incontrerà Raul, il vero amore, riusciranno i buoni sentimenti a prevalere sulla totale mancanza di rizzacazzismo della giovane? Forse sì, grazie all’aiuto di uno scienziato pasticcione…
Uno spaccato fin troppo fedele dell’Italia dei nostri giorni raccontato attraverso dialoghi di rara vacuità e irresistibili gag “di formazione” (se Holden Caufield avesse barattato il suo senso dell’umorismo per una Smart, il capolavoro di Salinger suonerebbe più o meno così).
Moccio, cantore dei nostri tempi. La domanda fondamentale è: c’era bisogno di questo film per prendere coscienza del fatto che siamo diventati mentecatti?

Voto: 4

testo: Martin Hofer
illustrazione: frattozerø

martedì 13 agosto 2013

Nackenspoiler

li ciddì invisibili presenta:

 
  
Artista: Nackenspoiler
Disco: “Scheiße Herz”
Etichetta: Indie-Ruhr
Anno: 2013
Genere: Deutsch-grunge, schrank rock, post-hardköln
Voto: 6

Preceduto da una grossa campagna pubblicitaria in Germania, esce in questi giorni il nuovo disco dei Nackenspoiler, giovane band di Oberhausen, fin troppo acclamata dalla critica musicale tedesca ma ancora poco conosciuta dal pubblico italiano.
In realtà, dopo il successo del primo disco, “Mein Armer Generation”, in cui il grunge di questi giovanotti teutonici ci ha dato una rappresentazione perfetta del loro senso di decadenza e abbandono, ci si aspettava qualcosa di più da “Scheiße Herz”.
Già. Perché negli ultimi mesi si è parlato davvero tanto dei Nackenspoiler ma non della loro musica, viste le lunghe polemiche che hanno seguito l’ultimo tour in Gran Bretagna (il concerto all’Urban Decay è stato sospeso quando, al termine del pezzo Any Excuse Will Do to Be A Bitch, il cantante Lothar Gruntz ha preso in giro le sue fan londinesi dicendo che sono tutte grasse e butterate, “fats and skin-pitted”). Sembra che, in segno di protesta, molti fan locali abbiano smesso di imitare il loro look (la riscoperta del mullet è stata fin dall’inizio il cavallo di battaglia dei Nackenspoiler, ma probabilmente si addice poco al loro abbigliamento rinnovato, molto hipster).
Il nuovo album, comunque, parte subito forte grazie all’intensità delle tre chitarre elettriche sovrapposte nel brano di apertura, Ein Leben Mit den Stiefeln (“Una vita con gli stivali”). Poi, però, sembra perdersi per strada, senza seguire un’idea musicale organica. Si passa in modo del tutto casuale da una piacevole cover di Der Kommissar all’infinito assolo di batteria di Klapperschlange Pacemaker. A meno che non lo si ascolti distrattamente, non si può che restare interdetti da certi sbalzi stilistici. Si ha l’impressione che sia venuta meno quella spontaneità, a tratti anche grossolana, che era stata il punto di forza del primo album. Inoltre, delude un po’ la presenza quasi forzata di un “lento”, Toxic Lolita, neppure troppo lagnoso ma che comunque non ci si aspetterebbe da una band del genere.
Molto bella, invece, Poseidon, brano in cui le loro schitarrate schizofreniche assumono delle tonalità acide che ricordano quelle dei Goblin. E infatti, anche per i Nackenspoiler è arrivato il momento di prestare la loro musica a una colonna sonora. Si tratta di Hartstoffhoden, settima traccia del nuovo album utilizzata nel film indipendente “Prinz von Johannesburg”, storia di un latitante  tedesco che diventa un capobanda di Soweto. Il rovente giro di basso che fa da ritornello a questo pezzo è un vero e proprio tormentone, difficile toglierselo dalle orecchie. Proprio certe soluzioni sonore presenti in “Scheiße Herz” potrebbero segnare la strada che permetterà ai Nackenspoiler d’innovare il loro stile o, comunque, di ritoccarlo quel che basti per riconquistare la curiosità del pubblico. Con qualche accorgimento, il prossimo album potrebbe dire qualcosa in più rispetto a quello appena uscito, che, comunque, è stato probabilmente criticato fin da subito più di quanto meritasse e, in qualche caso, anche in modo abbastanza ingiustificato. Ad esempio: l’evidente stonatura nel coro di Kinder von Bergleuten (“Figli di Minatori”) è voluta, non è un errore di Lothar Gruntz.


testo: Fabrizio Di Fiore
illustrazione: frattozerø

giovedì 8 agosto 2013

il giusto bilanciamento


Al culmine della pendenza la fila di automobili si arresta di colpo. Vengo stretto nel mezzo dalla golf verde bottiglia di mia zia e dal carro funebre.
Sudo freddo. Tiro il freno a mano e mi ci aggrappo come se fosse la leva di espulsione della cabina di pilotaggio di un caccia.
E’ il mio quarto giorno da neopatentato. E’ anche il funerale di mio padre, ma l’unica cosa che mi preme in questo momento è effettuare un bilanciamento come Dio comanda.
 
testo: Martin Hofer
illustrazione: frattozerø

domenica 4 agosto 2013

finalmente lunedì

 
Dopo il funerale di suo fratello, ha trascorso tutto il fine settimana aspettando il lunedì. Avrebbe avuto qualcosa di cui parlare, qualcosa da raccontare. Lei ascolta sempre i discorsi degli altri. Ormai, ci si è abituata come se fosse costretta a farlo. Lei non ha mai argomenti interessanti da introdurre, non che siano abbastanza rilevanti o attuali. Non ha fatti da raccontare né dibattiti da intavolare. Forse per mancanza di idee, forse per timidezza o scarso spirito d’iniziativa. Forse, invece, il motivo è che si lascia sottomettere troppo facilmente dalla prepotenza verbale degli altri. Sull’autobus, la signora con i capelli rossi la fa sempre da padrona. Il suo tono di voce, alto per natura, le consente di dirigere tutte le conversazioni tra i passeggeri o tra questi e il conducente. Lei è la sola autorizzata a parlare all’autista. In ufficio, invece, parlano tutte quante. Tutte tranne lei, la silenziosa ascoltatrice dei discorsi altrui.Ma questo lunedì, no. Questo lunedì, lei ha finalmente qualcosa di cui parlare. Del resto, è morto suo fratello. Avrebbe potuto parlare di lui. Argomento rilevante e attuale.
Avrebbe cominciato proprio sull’autobus, rubando la parola alla signora coi capelli rossi. Oggi, sarebbe stata lei a chiacchierare con l’autista, perché lui conosceva suo fratello. Da ragazzi, avevano frequentato la stessa scuola. Avrebbe potuto chiedergli se fosse a conoscenza della triste novella. Ecco, sì. Avrebbe cominciato proprio così. “Hai saputo di Sandro?” Gli avrebbe detto anche quali compagni di scuola fossero presenti al funerale (soltanto due) e quali no. Avrebbe raccontato qualche aneddoto divertente della loro giovinezza, come quella famosa volta in cui suo fratello in bicicletta si era scontrato con una pecora. Certo, oggi lei ne avrebbe avute di cose da dire sull’autobus. Il solito autista però è malato, a casa con la febbre. Che senso ha parlare di suo fratello con il sostituto? Non lo conosceva neppure. Inoltre sta già parlando di politica con la signora coi capelli rossi.
Camminando verso l’ufficio, inizia quindi a studiare il discorso da affrontare con le colleghe. Lei è la più anziana e, per una semplice questione di rispetto, le avrebbero chiesto notizie dell’infausto evento. Allora, avrebbe potuto parlare della malattia rapida e inattesa che le ha portato via il fratello. “Era tanto buono, sapete. Non ha mai avuto vizi e aiutava anche in casa.” Avrebbe descritto il corteo funebre e il raccoglimento in religioso silenzio dei presenti (soltanto quattro) al momento della sepoltura. Le colleghe avrebbero fatto domande e osservazioni. E lei, finalmente, avrebbe avuto qualcosa da dire.
“Condoglianze, Carla. Condoglianze.” Strette di mano varie. Si avvicina il capufficio. “Signora Carla, lei che è quella che lavora da più tempo qui avrebbe voglia di cercarmi questi documenti in archivio? Grazie. Ah, condoglianze.”
Tutta la mattina in archivio. Non avrebbe parlato a nessuno di suo fratello né di qualunque altra maledetta cosa. Per fortuna, c’è ancora una possibilità. Per fortuna, c’è la pausa pranzo e, per fortuna, c’è la barista, la donna più loquace che lei conosca. Una chiacchierona come la barista non le avrebbe rifiutato almeno mezz’ora di conversazione a proposito della morte di suo fratello. Mentre ci pensa, da sola in archivio, non considera più il modo per introdurre l’argomento. Tanto, sono due giorni che non fa altro. Due giorni e mezzo, contando questa mattina. Ormai sa tutto il copione a memoria e non vuole più ripassarlo. Neanche per ammazzare l’attesa. Conta solo i minuti che mancano alla pausa pranzo.
Cammina fino al bar con l’acquolina in bocca e non di certo per la fame. Poi, secchezza delle fauci da ansia. Poi, di nuovo l’acquolina. Ecco, è arrivata al bar, finalmente.
Chiuso per lutto.

testo: Fabrizio Di Fiore
illustrazione: frattozerø