i consigli dello zio L'ontano



Cose da non dire ad un funerale

A: “Ciao B. Condoglianze. Ero molto legato a tua Zia, sai, le volevo davvero bene. Ricordo quando giocavamo a casa sua e combinavamo tutti quei disastri…e lei niente, sempre col sorriso sulle labbra. Una donna meravigliosa.”
B: “Grazie A, grazie per essere venuto. E’ triste, hai ragione, ma era arrivato il suo momento. Purtroppo è la vita. Per fortuna non ha sofferto. E’ stata una cosa improvvisa, l’ultima volta che l’ho vista era sana come un pesce. Certo per me non sarà facile. E’ stata la mamma che non ho mai avuto.”
A: “Ti sono molto vicino…”
B: “Grazie A, sei molto caro”
A:  “Se hai bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa…”
B: “Grazie, lo terrò presente. Come stai tu?”
A: “Mah…si vive”
B: “…”
A: “Ti dirò, sono stanco morto. Sai, il tran tran e tutto il resto…”
B: “…”
A: “E’ che il lavoro mi ammazza, dico davvero. Ci rimarrò secco uno di questi giorni”
B: “…”
A: “Non hai idea di quanto riesca a essere stronzo il mio capo, non puoi nemmeno immaginartelo. Sempre col fiato sul collo, in attesa di un piccolo sbaglio. Ci gode il bastardo a vedermi costantemente sotto pressione. Guarda, tutto quello che chiedo per Natale è che gli venga un colpo, non chiedo di meglio…”
B: “…”
A: “Che hai? Ti senti bene?”
B: “…”
A: “Oddio B, che figura! Io non… non volevo… sono mortificato, vorrei sotterrarmi!”
B: “…”
A: “Scusami. Mi sono fatto prendere dalla discussione”
B: “Non fa niente”
A: “E tua moglie? Come sta?”
B: “…”
A: “E’ da un sacco che non la vedo. In chiesa non mi è parso di incrociarla”
B: “Mia moglie è morta l’anno scorso, B. Sei venuto anche al funerale…”
A: “Ah…certo certo…che scemo che sono. Me ne ero proprio scordato. Sai… questo lavoro mi… beh, che dire? Condoglianze doppie allora!”

Cose da non dire prima di morire

Mentre sono sdraiato sul lettino in attesa dell’iniezione, penso a parecchie cose. Penso soprattutto alla sfortuna. Con tutti i crimini che ho commesso in giro per il mondo, ecco la prima e unica volta in cui ho dovuto uccidere un uomo… e sono andato a farlo proprio in Texas. Poi, penso a quell’uomo e alle sue ultime parole, quello “shit” pronunciato a denti stretti. Chissà se era rivolto a me oppure alla situazione in sé? Certo, “shit” non suona molto intelligente, tenendo conto che non si dirà mai più nulla in futuro. E io? Cosa dirò? Quali saranno le mie ultime parole prima che venga eseguita la condanna? Riuscirò a dire qualcosa di più furbo? Potrei fare come mio padre e lasciare il mondo dicendo “io non ho fatto niente”, ma come per lui non si capirebbe se la frase voglia negare qualche terribile azione compiuta in vita oppure se equivalga a confessare di essere stato un fannullone. Potrei imitare la pernacchia di Alberto Sordi nei Vitelloni. Lavoratooori… no, meglio di no. Mio fratello è sindacalista. Potrei usare qualche citazione colta, ma non sarei credibile. Inutile sprecare l’occasione di dire le ultime parole a un pubblico così autorevole. Intanto, intorno a me proseguono i preparativi. Ecco, è arrivato il mio momento. Spalanco la bocca.
- I diamanti della rapina sono nascosti nel… - poi perdo i sensi con un rantolo conclusivo. Chiudo gli occhi e soprattutto la bocca. E, adesso, che si mettano pure a cercare.


Cose da non dire dopo essere morti

È facile ripetersi frasi come “devi voltare pagina” oppure “la vita continua”. Sono solo parole. La mia vita si era fermata insieme alla sua, davanti a una pagina che non potevo voltare e che continuavo a guardare sperando di potervi leggere ancora qualcosa, qualcosa di nuovo. Se io non riuscivo più a farlo, qualcun altro l’avrebbe potuto fare per me. Così, decisi di andare da una cartomante, una di quelle signore enigmatiche che riescono a comunicare con le anime dei defunti. Col suo intervento avrei potuto parlare ancora con mia moglie e andare avanti, voltare pagina. Quella donna cadde in trance e, dopo qualche istante, riuscì a mettersi in contatto con lei. Mi disse che la mia amata continuava a restarmi vicino, che mi osservava dall’aldilà e che era sempre accanto a me. Cominciavo a sentirmi meglio. Allora le chiesi di darmi una prova, perché fossi certo di averla ancora al mio fianco. La cartomante tacque per un attimo, poi disse:
- Uscendo di casa, hai lasciato la luce accesa in bagno. - Era vero. Ripensandoci, in effetti avevo dimenticato di spegnerla. Intanto, la donna proseguì a parlare.
- Poi, ti ho visto che fumavi in camera da letto. Sai che non voglio. E quante volte ti ho detto di non mettere i piedi sul tavolino del salotto? Il lavandino è pieno di stoviglie sporche. Non devi lavare i capi colorati insieme a quelli bianchi… -
Mi alzai e andai via. Era ora di voltare pagina.

testi: Martin Hofer
Fabrizio Di Fiore
illustrazioni: frattozerø





tre annunci immobiliari ai quali non converrebbe rispondere
Lo spam

Da: Selinda Stalker
Oggetto: ALLARGA IL TUO PENE ORA!

Ciao,
Ho avuto il tuo contatto da mio fratello,
che sta morendo di una funny forma di gengivite.
Mio brother a detto che tu sei un persona molto affidabile e vuole proporti un business che ti farà guadagnare un sacco di soldi. Unfortunatamente dobbiamo vendere la nostra villa per pagare la sua operazione che gli salva la vita e lui vuole venderla a te a un prezzo stracciato.
E’ una villa a tre piani con piscina, vasca idromassaggio, giardino enormous.
Lavandino per lavarsi, letto per dormire, scale per scalare. In cucina si può fare cibo, ma anche mangiarlo.
In questo momento non ho delle foto da mostrarti ma-dammi retta-ne vale proprio la pena!
E’ pretty incredibile rendersi conto di quanti memorie mi legano a quel posto, ma la vita a volte ti riserva delle carine brutte sorprese e in questi casi è meglio mettere tutto da parte e guardare avanti.
Sono confidente che tu valuterai la proposta che ti ho fatto.

P.S. Ah, dimenticavo: se entro tre minuti non diffondi questa mail ad altri dieci contatti una bambina si materializzerà sotto il tuo letto e ti ucciderà. Io ho provato, non è la solita catena, credimi. Funziona davvero!

Selinda
 
 
L’annuncio da palo 
 
Annuncio a Bologna per stanza in Via Zamboni

Affittiamo ampia stanza piccola a 500€ (no gas/acqua/luce) senza finestre (stile Berlino underground), canale di aerazione non sempre funzionante (a risparmio energetico), senza porta (effetto openspace) a studentessa del nord, che si sappia adattare ad ambienti non sempre puliti, che si dia da fare quando serva, che non rompa i coglioni (siamo gente zen).
Apprezzabile se di bell’aspetto, in casa siamo quattro maschi, suddivisi in due ampie camere doppie. Gli spazi comuni sono il salotto (attenzione ai numerosi fili per terra da non toccare quello della Tv: fa scintille, ma rende luminosa la sera), la cucina (i buchi nel muro che danno sulla stanza di Fiz e Gian aiutano a cambiare l’aria) che però il giovedì sera è inagibile (affittata a ballerine di un locale della stazione) e il giorno dopo chi lava lo si decide a braccio di ferro, e il bagno, senza acqua calda (per fare docce corte). Caparra di cinque mesi. No perditempo per favore.
La villetta ristrutturata
 
Annuncio villetta a Milano

Vendesi villetta in zona industriale a Milano, ristrutturata (parzialmente) ma già abitabile. Casa su tre piani, la veranda al piano terra attualmente ospita animali strani, eventualmente adottabili, il WWF vi adorerà. Il primo piano ha il salotto e la cucina in un unico spazio, ampia vetrata che si affaccia sull’inceneritore (probabilmente inattivo) della città, un quadro quotidiano dalle tinte scure ma affascinanti. Già ammobiliata con arredamenti del 19° secolo, retrò finto-fatiscente. Il piano superiore ha la stanza da letto e il bagno, anche questi in open space, a voler render ancora più intima l’esperienza igienica. Il lato sull’inceneritore è stato murato dai vecchi proprietari, internamente sono possibili decorazioni di varia natura ad impreziosire l’esperienza visiva. Il giardino fuori è spoglio, l’erba non cresce, quasi un invito per i nuovi proprietari a lanciarsi in un’appagante esperienza di giardinaggio. In zona attualmente manca l’ADSL, questione di qualche settimana e verranno fatti gli allacci per la fibra ottica. Il prezzo è vantaggioso, 450000 euro per una casa di 90m2. Volture da attivare. L’inquinamento acustico è ridotto al minimo. La piccola autostrada che avvolge l’area è separata da eco-vetrate alte circa 30 metri, con sopra immagini riprese dalla Foresta Amazzonica. L’America non sembrerà poi così lontana.
 testi Martin Hofer
Alessandro Rabitti
illustrazioni Alect Piccini


Tre persone che non vorresti incontrare in un luogo affollato


Alla festa


“No perché a lavoro mi dicono tutti che sono troppo brava, se c’è una cosa da fare alla fine mi ci metto e la faccio, guarda quando mi hanno chiesto l’altro giorno una cosa che io non sapevo neanche dove cominciare e alla fine l’ho fatta ed il mio capo c’è rimasto, mi ha detto guarda non sembra proprio che lavori da così poco, loro sono stracontenti però sai come funziona contano le raccomandazioni, e quindi io non so se mi tengono, è come quando facevo danza, il mio maestro era uno bravissimo che però ti mandava al pianto, ne avevano paura tutti, e invece alla fine all’esame di fine anno mi ha detto che ero stata la più brava, che poi a danza è come ho conosciuto il mio ex, cioè non faceva danza però era l’addetto alle pulizie di dove facevamo le prove, che poi non è che fosse pulitissimo e infatti che buffo ci siamo conosciuti perché gli ho detto che puliva male, allora abbiamo litigato e poi lui mi ha offerto un caffè, e siamo stati insiemi però era troppo piccolo, cioè avevamo la stessa età ma si vedeva che io ero troppo matura per lui, probabilmente per le esperienze che ho fatto, mio padre è andato via che ero piccola e allora ho dovuto portare avanti tutto io, cioè portavo avanti io la casa che avrò avuto neanche 10 anni, e infatti tutti ci rimanevano, del resto si vede anche a lavoro, si vede che si fidano perché ho senso di responsabilità, mi affidano delle cose che neanche mi potrei prendere, no perché a lavoro mi dicono tutti che sono troppo brava, se c’è una cosa da fare alla fine mi ci metto e la faccio, guarda quando mi hanno chiesto l’altro giorno una cosa che io non sapevo neanche dove cominciare e alla fine l’ho fatta ed il mio capo c’è rimasto, mi ha detto guarda non sembra proprio che lavori da così poco, loro sono stracontenti però sai come funziona contano le raccomandazioni, e quindi io non so se mi tengono, è come quando facevo danza…”



In coda alla posta

“Fffff… ma vedi se… ffffff… mezz’ora, mezz’ora! Fffff… ci spicciamo? Ma la gente non ha proprio nulla da fare nella vita? Vengono qui tanto per…ma andassero a lavorare! Che poi tre sportelli per tutta questa gente, a cosa serviranno? Perché non ne aprono degli altri? Con questa crisi facessero lavorare un po’ di gente. Il vero problema è che nessuno ha più voglia di sporcarsi le mani. Dicono che non c’è lavoro ma in realtà i giovani, queste mansioni qui, non hanno più voglia di svolgerle. Il lavoro c’è, eccome se c’è. È che si prendono le loro lauree in comunicazioni e credono di avere il mondo in ginocchio. Addirittura vanno ai colloqui accompagnati da mamme o fidanzate, e pretendono di farle assistere. Pensa te. Il problema è che non s’insegna più il latino nelle scuole. I professori fanno vedere i film…ma quali film! Il latinooo! Quella sì che è una palestra. Allena il cervello. Ti apre la mente. Il latino e il servizio militare. Lo hanno tolto, capito? Che gran trovata.
Eh? Tocca a me? Ah, bene. Era l’ora... Signorina! Come andiamo? Oggi la vedo in splendida forma. Passato buone vacanze? Massì, massì, facciamoli aspettare questi qua. Sempre a lagnarsi, a sbraitare. Tutti di corsa, chissà cosa avranno fare…morire otto ore in ufficio, glielo dico io. Lavorare, lavorare, lavorare. Mai una volta che se la prendessero comoda, ‘sti robot. Invece lei è diversa, signorina. Con lei si possono scambiare due chiacchiere senza l’ansia di essere congedato in quattro e quattr’otto. Infatti, pensi lei, son venuto a pagare una bolletta che scade fra nove giorni, così, giusto per fare un saluto. Cosa sbraitano questi qui? Avete tanta fretta? Su su, andate a lavorare, schiavi. Hehehe, roba da matti. Sa qual è il problema? È che non si insegna più il latino nelle scuole…”




Sull’aereo 

“No, tipo. Avrò preso l’aereo tipo un migliaio di volte. Per lavoro o in vacanza, tipo. Oramai è come prendere tipo l’autobus. Su e giù su e giù. Milano, Parigi, Londra, New York, Berlino… È tipo la mia seconda casa. Figurarsi. Dormo, ascolto la musica, guardo film, lavoro…
Non è certo un problema per me. Però va detto che questo aereo sembra proprio uno scarcassone.
Voglio dire, ti pare normale che quella roba lì – che roba è? Tipo una turbina, tipo un’elica? – insomma, quella roba lì faccia quel ronzio? Non ti pare un po’ strano?  Ne ho presi di aerei io, ma un rumore del genere non lo avevo mai sentito, giuro. Non per fare l’allarmista, sono mica una liceale in gita, io. Però, scusa, a me non pare affatto normale. Di solito questa compagnia è affidabile, ho viaggiato con loro tipo dieci volte. Però, vattelapesca, hai letto quanti aerei precipitano ogni anno?

Che è successo? Cosa è stato? Una turbolenza? Niente di grave? E che dovrebbero dire? Mi sembrano molto nervose le hostess, troppo nervose per trovarci in una situazione “perfettamente normale”. Del resto, cosa possono fare? Non possono mica uscire a controllare! Ormai siamo a tipo cinquantamila chilometri da terra, se c’è qualcosa che non va siamo fritti. E la cosa peggiore è che non è che ti possono dire “Ok gente, il motore è andato, recitate le vostre preghiere”, loro continuano a sorridere, a vendere biglietti della lotteria e i loro bei panini rancidi da tipo dieci euro l’uno.

Dio mio, Dio mio. Ho un brutto presentimento. Qui ci lasciamo tutti quanti le penne. Io lo sapevo. Li avevo notati quegli sbalzi al momento del decollo. E se non trovano una pista dove atterrare? Qui c’è solo acqua, non vedo altro che acqua. Cosa? A te sembra tutto normale? Ah si? Lascia che ti chieda una cosa: tipo quanti aerei avrai preso in vita tua? Tipo uno… due a esagerare? Io ci sono… Ooohhh! Aaaaaahhh! Cristo Santo! Andiamo giù, andiamo giù… nooo… precipitiamo… non voglio morire! Non voglio morireeee…
Cosa? È soltanto l’atterraggio? Quindi… siamo arrivati? Ah….
Ce la siamo vista brutta però, non trovi?”


TESTI
Martin Hofer
Stefano Pellegrini
IMMAGINI Giulio Zeloni

Tre annunci di lavoro ai quali non converrebbe rispondere


Cercasi chierichetti e buttadentro per chiesa di provincia

Siamo una piccola chiesa in provincia di Udine che conta circa una cinquantina di fedeli. Negli ultimi mesi l’anticipo delle 12.30 che vede protagoniste le squadre di Serie A ha influito negativamente sull’affluenza di pubblico alla messa di mezzogiorno. 
Cerchiamo due figure che rispondano alle seguenti caratteristiche:

Un ostia-manager che assista il titolare durante la messa e che distribuisca il nostro prodotto di punta durante il sacramento della Comunione. Richiesta pregressa esperienza (almeno cinque anni), referenze, proattività e predisposizione al contatto con il pubblico. Pagamento a percentuale per numero di imboccamenti, tonaca a carico del dipendente.

Un buttadentro che distribuisca buoni per una bevuta-omaggio di vino consacrato.Richiesta bella presenza, conoscenza di Photoshop e dei principali software di grafica e impaginazione, proattività e predisposizione al contatto con il pubblico. Pagamento a provvigione.
Astenersi bestemmiatori e coppie di fatto.


Cercasi amante degli animali

Psicologa canina cerca un Estroiettore dell’aggressività per cani traumatizzati. Il candidato dovrà essere disposto a permettere di sfogare la rabbia repressa di esemplari canini dovuta a sindrome dell’abbandono ma più spesso a un conflitto edipico di tipo freudiano nei confronti della gamba del proprietario. Subendo l’estroiezione di questa rabbia, il candidato contribuirà a risolvere questi conflitti permettendo così una maturazione psicologica del paziente e una migliore intesa cane-padrone. Si richiedono cinofilia, disponibilità immediata, elevata soglia del dolore; la conoscenza dei principi base del pronto soccorso verrà considerato un titolo preferenziale.


Cercasi stagisti per cessione organi

Start-up operante nel settore medico cerca candidati per acquisizione di reni, cuore, milza, stomaco e fegato. 
Richiesta bella presenza, ottima conoscenza del pacchetto Office, conoscenza di almeno due lingue fra inglese, tedesco, francese e spangolo, predisposizione al lavoro in team, attitudine al problem solving (nel caso andasse storto qualcosa durante l’operazione), ottime capacità di gestione dello stress (provate a vivere senza gli organi vitali a cui siete tanto affezionati) ma soprattutto tanta tanta proattività.
Si offre stage di breve durata, possibilità di rimborso spese alla famiglia. 


Gli organi non verranno restituiti. No perditempo.

TESTI Martin Hofer + Stefano Pellegrini
Bernardo Anichini ILLUSTRAZIONE


TRE MODI IN CUI NON VORRESTI ESSERE RICORDATO

Il funerale


Potrei ricordare Giorgio citando un passo di una delle sue splendide poesie, oppure eseguendo al pianoforte una delle canzoni che suonava con la sua band.
Potrei dire che è stato un modello per tutti noi, un amico caro e sincero, sempre pronto a dare una mano e disponibile a offrire un gesto di conforto al prossimo. Potrei menzionare la sua instancabile attività di volontario alla Croce Rossa di San Camillo e alla mensa dei poveri.
Ma c’è una cosa per cui Giorgio non potrà essere dimenticato, né oggi né mai. 
Mi riferisco ovviamente alla sua capacità di far scrocchiare le dita delle mani. Non ho mai conosciuto persona tanto abile. Quelle non erano semplici dita che scrocchiavano: era un’impareggiabile sinfonia di ossa rotte.
Raccoglieva il pugno dentro l’altra mano. Così. E poi… strac, una dopo l’altra, in un suono secco, ben congeniato, compatto ma distinto. Un rumore diverso per ogni dito, il mignolo più acuto, pollice e medio più gravi, l’anulare leggermente scordato…
Giorgio, se riesci a sentirmi da lassù, falle scrocchiare anche per gli angeli!



Il compagno delle medie


_ Indovina chi ho incontrato l’altro giorno?
_ Chi?
_ Pasquale.
_ Chi?
_ Pasquale.
_ Pasquale chi?
_ Eddai Pasquale! Quello delle medie!
_ Ma chi, il bidello che vendeva il fumo ai ragazzini?
_ Nooo! Pasquale, il nostro compagno di classe, quello deforme.
_ Quello con tre palle?
_ Uff, no no, quello era Mirko. Pasquale era quello con la gobba e la gamba più corta dell’altra.
_ Il fratello di quello che è diventato tossico?
_ No, mi pare fosse figlio unico.
_ Ah si, forse ho capito. Era quello tonto a cui incollavamo i pantaloni alla sedia.
_ Ma no, aveva i voti migliori della classe. Tu parli di Tommaso.
_ Ah ecco.
_ Pasquale era quello che si mangiava le caccole.
_ Beh, ce ne erano così tanti…
_ Brutto, grasso, brufoloso…
_ Mmm…sì, forse mi dice qualcosa. Lo prendevamo in giro perché gli era morta la madre?
_ Padre!
_ Esatto, il padre. E aveva quel tic…
_ Sì, quello che sembrava ti facesse sempre l’occhiolino!
_ Una volta gli ho attaccato una gomma da masticare sui capelli.
_ Hahah, lo avevo dimenticato.
_ E insomma?
_ Cosa?
_ Insomma come sta Pasquale?
_ Non saprei, ho fatto finta di non vederlo.



Non dire fanta-testimonianza


_ Ecco, Popolo Eletto, il Signore mi ha convocato sul monte Sinai per consegnarmi la sua Parola. Queste dieci tavole saranno le fondamenta incorruttibili sopra le quali cammineranno i figli dei figli dei nostri figli, nei secoli dei secoli.
_ Amen. Però questa è la tua calligrafia.
_ Scusa?
_ Questa è la tua calligrafia, si vede benissimo. Prendi la “I”. Osserva la stanghetta di sopra. È orizzontale. Solo tu la fai orizzontale. E questa scrittura da gallinaccio…
_ Beh?
_ Quindi tecnicamente queste non sono tavole scritte dal Signore, sono tavole scritte da Mosè, che circa mezz’ora fa si è inerpicato sul Sinai con la scusa di fare un bisogno e adesso se ne torna con dieci pezzi di pietra che dovrebbero guidare la nostra progènie per il resto dei nostri giorni. Come la mettiamo?
_ Ehm… sì… cioè no… sì! Ah sì! Ecco! Ora ricordo. È che… Dio… non aveva la penna. E allora mi sono offerto di scrivere io.
_ Ah, ora tutto mi è chiaro! Fammi dare un’occhiata. Il mio preferito è “non dire falsa testimonianza”.
_ Anche il mio.

***

_ Allora, un angelo mi ha detto dove trovare questo antico libro inciso su tavole d’oro che rivela l’esistenza di alcune civiltà ancora sconosciute e grazie al quale fonderò una nuova confessione religiosa. Io detto e tu scrivi?
_ Libro? Joseph, ma di quale libro stai parlando?
_ Che domande! Parlo del libro che tengo nascosto dentro il cappello.
_ Ah, e non si potrebbe dare una sbirciata?
_ No.
_ No?
_ Il cappello è mio e ci guardo dentro solo io. E poi ho la forfora.

_ Ah ok. Forza, detta.

testo di Martin Hofer
immagini di Marta Sorte

TRE CONFINI CHE NON ANDREBBERO VARCATI

immagine: Enrico "Stres" Giannini


Non dare confidenza agli estranei

Non dare confidenza agli estranei. Ma finché non gli darò confidenza resteranno sempre degli estranei. Mettiamo il caso che mi capiti d’incontrare il signor Estraneo. Sta a me decidere se dargli o meno confidenza. Allora il suggerimento del titolo non avrebbe alcun senso. Meglio un altro consiglio: fai capire agli estranei che non intendi dargli confidenza, cioè fai capire loro che li reputi tali. 
Ci sono tutta una serie di soluzioni. La più famosa è il “dare del tu”. Però, se il signor Estraneo fosse un mio coetaneo risulterebbe difficile dargli del lei. E non posso limitare la cerchia degli estranei soltanto a chi è più anziano di me. Un altro criterio è quello del contatto fisico. Quindi potrei chiarire al signor Estraneo la sua posizione schivando il maledetto braccio intorno alle spalle o la pacca fraterna. Che poi se si chiama così un motivo ci sarà. “Mi scusi, signor Estraneo, ma non mi risulta che io e lei siamo fratelli.” Doppia soluzione, dare del lei ed evitare il contatto fisico. 
Infine, supponendo di dover sostenere una conversazione con lui, subentra il criterio della risata. Con gli estranei, infatti, cambia il tono. La risata sincera è un privilegio della confidenza. Quando c’è confidenza, puoi ridere soltanto alle battute divertenti. Invece il signor Estraneo dirà una sciocchezza o una banalità e io riderò di gusto. “Davvero divertente, signor Estraneo…”, evitando però la pacca fraterna, “…sa che lei è davvero spassoso.” E il gioco è fatto. Ecco innalzata la mia barriera. Al di là di questa si è estranei, al di qua si è conoscenti. La barriera successiva è quella tra confidenza e intimità, ma è molto lontana e non così facile da distinguere.

Fabrizio di Fiore


Non aprire quella porta

Così ti ha detto il padrone di casa, quasi sovrappensiero, come se la cosa non avesse alcuna importanza. Se ti dice di non aprirla, avrà le sue buone ragioni. Resta da capire se le ragioni sussistano nel tuo interesse o nel suo. Più facile la seconda opzione. 
E allora cominci a farti delle domande. Cosa ci sarà mai dietro la porta che non dovrei aprire? Forse un reattore nucleare, una nidiata di procioni, un uomo con tre teste o magari un uomo con tre teste legato a una sedia, tre bocche imbavagliate e sei occhi bendati? 
Però potresti trovare anche qualcosa di prezioso, che so, un antico manufatto precolombiano, milioni di euro in banconote di piccolo taglio non segnate, il tesoro dei Templari. Solo l’idea ti fa venire l’acquolina in bocca. Ormai hai deciso di aprirla, ma la porta è chiusa a chiave. Perché il padrone di casa ti avrebbe dovuto intimare di non aprire una porta chiusa a chiave? Non sforzarsi di aprirla dovrebbe essere la norma. 
Nella tua testa si fa sempre più strada l’idea del tesoro. Aprirai quella porta a costo di spalancarla a calci. Non ce ne sarà bisogno. Hai imparato a forzare le serrature col fil di ferro da quando tuo fratello ti chiudeva in camera per stare da solo con la fidanzata.
Mentre stai armeggiando, ti viene in mente l’assurda possibilità di trovare al di là della porta proprio lui, non tuo fratello, il padrone di casa. Magari ha voluto metterti alla prova, per vedere se in te prevalga la curiosità o il rispetto. E ora se ne sta lì, aspettandoti al varco, forse con una bacchetta in mano. Questo pensiero dovrebbe farti passare subito la voglia di continuare. Meglio ricominciare a pensare a qualche forziere pieno di dobloni. E, dopo la faticaccia fatta per forzare la serratura con il fil di ferro, ti trovi davanti a una parete di mattoni. È una porta murata, punto. Ecco perché non avresti dovuto aprirla, semplicemente perché è inutile farlo.

Fabrizio di Fiore


Non dare confidenza ad Alessio

Non dare confidenza ad Alessio. Mai. Soprattutto se sono le quattro di notte e la serata e già bella che stecchita. Stai bevendo l’ultimo vodka lemon, quello del pentimento, e sdraiato su un prato osservi gli studenti che suonano la chitarra e cantano le solite vecchie canzoni.
Poi arriva Alessio. Ha un cappellino calato sul viso e dei riccioli che spuntano fuori da tutt’attorno. Arriva e propone di fumare. Così, dal nulla, come se ci conoscessimo da una vita. Siede a gambe incrociate e comincia a farneticare qualcosa sul fare amicizia. 
Gira una canna. Lentissimo. Imbastisce, disfa, appallottola cartine come fossero lettere imbrattate di parole sbagliate.
Tipo strano, questo Alessio. Si affaccia su discorsi confusi, disarticolati, infiniti, e poi di colpo chiude gli scuri liquidando il tutto con un “ma sto dicendo una cazzata, scusate”.
Verso le sei attacca col cinema, cita spezzoni di film di cui poi non ricorda il titolo. 
“E quel film? L’avete visto quel film con quell’attore…dai! Come cazzo si chiama! Che stupido che sono!”, dice picchiettandosi il palmo sulla fronte.
Lo ripete spesso Alessio. Dice di essere stupido e poi chiede scusa. 
Ci alziamo da terra che è già giorno, i pantaloni infradiciati d’umidità. Per la prima volta riesco a vedere Alessio in faccia. Pensavo fosse Mark Lanegan, invece era un ragazzino.
Ci incamminiamo verso le nostre camere doppie e singole e lui ci viene dietro. Quando io e Fabrizio facciamo per separarci lui ci obbliga a proseguire tutti quanti nella stessa direzione. “Dai ragazzi!” A quanto pare Alessio non ha alcuna voglia di tornare a casa. 
Altri tre incroci: lui ci abbraccia e ci costringe a continuare un percorso che non accontenta nessuno. L’orologio della farmacia segna le sette, per strada i vecchi cominciano a portare a spasso il cane. Sono stanco, vorrei solo infilarmi a letto, però Alessio non molla. Crede di aver finalmente trovato degli amici, non ha ancora realizzato che siamo solo due tizi annoiati a caccia di aneddoti.
Quando ci ritroviamo davanti alla stazione la notte è davvero finita. Saluto Alessio, saluto Fabrizio, e proseguo sotto i portici il più in fretta possibile. 
Alessio non smette di parlare, mi grida dietro qualcosa. Io tiro dritto. So che mi sta seguendo e non sapendo cosa fare per liberarmene decido di andare avanti. Di tanto in tanto faccio un gesto di saluto con la mano, così, senza voltarmi.
Continuo a camminare. La presenza di Alessio me la sento tutta sulle spalle. A pochi metri da casa mi volto. Resto a guardare la strada deserta per qualche secondo.

In televisione hanno detto che pioverà, ma io non ci credo.

Martin Hofer
 

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